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«...il Film è ambientato nel XVI secolo, tempo in cui l’educazione clericale era rigidissima e le punizioni perpetrate ai danni dei cittadini che si macchiavano di “delitti contro la Chiesa” assai efferate – la condanna a morte era facile ad arrivare. Qui Don Filippo è alle prese con un gruppo scalmanato di ragazzini, ai quali si aggiunge Cirifischio, quasi adolescente figlio di nessuno, in fuga dalla guardie del Papa. Don Filippo vive con i suoi bimbi in una chiesa sconsacrata, insegnando i precetti del Cristo con l’ausilio delle musiche di Spiridione (Angelo Branduardi), cantate in coro dai bimbi. Cirifischio, lievemente più grande del resto dei fanciulli, pur non perdendo il suo spirito ribelle, diviene il prediletto del futuro santo nei brevi e sfortunati pellegrinaggi cittadini in cerca di cibo e vestiti. In uno di questi incontra parte del suo duplice destino: Leonetta, l’amore, in difficoltà e da salvare. Ma di li a poco incontrerà anche il diavolo, nelle vesti di un calderaio (Renzo Montagnani) e negli occhi e nel corpo di una bella mora. Il diavolo tentatore si manifesta spesso anche a Filippo Neri, nei panni del calderaio, di una carbonaia, della bella mora, di uno scultore e di un sarto ecclesiastico, sempre fallendo nel tentativo di attentare all’anima del santo. Non cosi sarà per Cirifischio, che vivrà una vita di abbagli, in fuga, ritrovando, proprio davanti al patibolo, quella purezza d’animo che da ragazzo gli era stata sottratta (Filippo Neri gli dirà, pochi istanti prima della sua esecuzione, che il diavolo lo aveva scelto perché puro d’animo). Nel resto della vicenda troviamo l’umile prete a contatto con papi e futuri santi, da Sisto V (Mario Adorf) a Ignazio da Loyola (Philippe Leroy), intransigente fondatore dell’ordine dei Gesuiti. Ovviamente siamo lontanissimi da una qualsivoglia attendibilità o pretesa storica, perché l’opera di Magni si palesa subito come una commedia dai buoni sentimenti che vira spesso nel musical. Ma non è un peccato grave, ed anche il buonismo di superficie è attenuato da vicende dolorose...».




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